Quando la formazione diventa più urgente, l’azienda non ha i soldi per pagarla. È il paradosso dei momenti di crisi, ed è il paradosso di questo periodo, in cui la congiuntura impone alle imprese il massimo contenimento dei costi, e il taglio ai bugdet aziendali, tra cui appunto quello dedicato alle attività formative. Ma l’azienda ha bisogno di formazione, per reggere la concorrenza, sfidare i mercati e anche motivare i lavoratori.
Bisogna trovare allora strumenti di finanziamento della formazione. E in realtà ci sono, solo che non tutti li conoscono. È il caso delle “doti regionali”, di cui abbiamo parlato spesso, occupandoci di disoccupati e cassaintegrati. Ed è il caso dei fondi interprofessionali, di cui ci occupiamo oggi.
Finanziati con i contributi previdenziali
Fondi interprofessionali. Innanzitutto: cosa sono? Sono organismi promossi dalle parti sociali, ovvero rappresentanze delle imprese e dei lavoratori, attraverso specifici accordi. I principali sono Fondimpresa, Fondartigianato, For.Te, Fondirigenti, Fondo Formazione Pmi, Fon.Ter e Fo.Coop. Le imprese possono liberamente decidere di aderirvi: in questo caso verseranno la quota dello 0,30% dei contributi versati all’Inps (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) al fondo. I soldi raccolti in questo modo servono a finanziare piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, che le imprese in forma singola o associata decideranno di realizzare per i propri dipendenti.
Uno dei principali gestori di questi fondi, e in particolare di Fondimpresa, è Isfor 2000, l’istituto di formazione di via Nenni guidato da Achille Fornasini. “I fondi interprofessionali, alimentati dalle quote dei contributi previdenziali versati dalle nostre aziende, si stanno rivelando incentivi e sostegni basilari proprio in questo frangente recessivo. Grazie ai protocolli d’intesa con le parti sociali, e alle associazioni temporanee che hanno avuto Isfor come capofila, sono stati progettati, presentati, approvati e finanziati numerosi progetti: in totale 253 azioni formative, che hanno coinvolto 2.002 partecipanti, per un totale di 5.537 ore di formazione interaziendale”.
In crescita l’adesione delle imprese
Tre le iniziative attuate: 20 corsi sulla “valorizzazione dell’eccellenza nei processi produttivi”, 10 corsi sull’”innovazione del settore metalmeccanico”, 18 corsi su “Sicurezza, tutela ambientale e benessere organizzativo”, 85 corsi di “formazione permanente a supporto dei processi di innovazione delle imprese”; e ancora, “Percorsi di sviluppo delle competenze manageriali”, 22 corsi finanziati in questo caso da Fondirigenti, e “Strumenti efficaci di comunicazione nel terziario” finanziato da Fon.Ter.
Ad oggi le aziende bresciane aderenti al solo Fondimpresa sono 2.692 (dato in crescita costante da 5 anni a questa parte), mentre le aziende lombarde sono 17.393. Quelle aderenti a fondi interprofessionali, sempre in Lombardia, sono pari al 47% delle imprese attive, corrispondenti al 63% dei lavoratori del settore privato. Numeri in crescita, grazie a un’opera di sensibilizzazione svolta dagli enti formativi e dalle parti sociali.
Paolo Reboni, segretario della Cisl, è uno dei sindacalisti più coinvolti nell’iniziativa. “Abbiamo sottoscritto cinque accordi territoriali, grazie ai quali quando servono interventi di formazione sappiamo come intervenire. Notiamo che quando un’azienda inizia a utilizzare lo strumento poi lo riutilizza. Segno che è utile, anche se il nostro obiettivo è di estenderlo al maggior numero di imprese. E l’accesso, in effetti, sta aumentando: mesi fa facevamo una commissione bilaterale al mese, ora ne facciamo una alla settimana. Corsi di adeguamento a nuove macchine, oppure di tecniche commerciali, oppure di sicurezza. Le commissioni paritetiche definiscono le linee generali del progetto, poi l’ente formativo lo realizza”.


















Add A Comment